Didattica   [categoria: teoria]

Il programma d’esame per il passaggio di grado prevede sia una parte teorica che una parte pratica.
La parte teorica si arricchisce progressivamente di contenuti che spaziano dalla storia, alla filosofia, alla medicina tradizionale, a principi di pedagogia; fino a preparare l’allievo ad affrontare la stesura di una tesi su argomenti concordati con il direttore tecnico della propria regione, da discutere poi oralmente in sede d’esame. 
Il programma tecnico-pratico prevede l’esecuzione di forme (quyen); sequenze di tecniche codificate e numerate (chien luoc); tecniche a coppia formalizzate di attacco e contratto, corpo a corpo e difesa da armi (song luyen); combattimento libero tradizionale (dau tu do) e rotture di tavolette (cong pha). 
Con l’avanzare del grado viene introdotto l’uso delle armi che consente all’allievo di sperimentare un diverso approccio con le posizioni e il movimento che richiede maggiore coordinazione, efficacia e una differenziazione delle strategie di combattimento. 
Il grado è rappresentato dal numero di strisce blu applicate orizzontalmente sulla cintura bianca (fino a quattro strisce), tra la cintura bianca e la seconda striscia ci sono due esami intermedi. Dopo la cintura nera ci sono i dang superiori (da 1° a 3° dang) riconoscibili dalla cintura nera bordata di rosso; i gradi più alti (4° e 5° dang) indossano la cintura rossa. 

Il nome

Il termine Việt Võ Đạo è composto da tre ideogrammi:
 Việt  significa “superiore” o “trascendente”; rappresenta anche il nome del popolo vietnamita e può essere tradotto come: “superare un ostacolo”, “oltrepassare una montagna”.
è traducibile come “guerra”, “lotta”, “combattimento” e concerne sia la strategia militare che lo scontro corpo a corpo; l’ideogramma è composto da due elementi: uno significa “arma”,  l’altro “fermare”, “sospendere”; ciò indica l’interruzione di un’azione offensiva e viene tradotto spesso come “arte della guerra” o “arte marziale”. 
Đạo interpretabile come “via”, “metodo”, evidenzia anche il principio taoista di armonia degli opposti, simbolo dei tre elementi creatori; la via è considerata come un percorso interiore caratteristico di un cammino spirituale e nel contesto simboleggia un metodo, una strada da seguire in accordo con principi universali e naturali.
La composizione ideografica ricopre quindi più valenze, due delle quali risultano coerenti con il significato dell’arte marziale di riferimento:
• la via dell’arte marziale vietnamita
• la via dell’arte marziale suprema
Le due interpretazioni sono entrambe utili alla definizione del Việt Võ Đạo in quanto identificano la radice e lo scopo dell’arte.
In Vietnam il termine è associato generalmente allo stile Vovinam mentre in Europa e nel resto del mondo occidentale sta a significare la pratica e la tecnica delle arti marziali di origine vietnamita.
 

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I dieci principi del Việt Võ Đạo

Secondo la tradizione ogni scuola di arti marziali si dotava di principi che divenivano il tratto caratteristico della scuola stessa e la loro stretta osservanza era la condizione essenziale per essere ammessi ad apprendere le tecniche di quella scuola.
Nel contesto di un’arte marziale praticata in occidente essi rappresentano una strada da seguire, più che precetti da mettere in pratica con rigore e passività, essi indicano un percorso che deve essere lentamente interiorizzato, come vanno lentamente apprese le tecniche stesse.
I dieci principi racchiudono l’essenza del Việt Võ Đạo e hanno un valore sia dal punto di vista individuale che sociale. Infatti essi considerano l’individuo sia come soggettività che compie un percorso fisico e spirituale, sia come essere inserito in una società e che si relaziona agli altri. Il messaggio del Việt Võ Đạo chiaramente rimanda ad una dimensione sociale, il motto, "Essere forte per essere utile", e il primo principio sottolineano l’importanza, non solo di sviluppare una buona forma fisica per metterla a servizio dell’intera collettività, ma anche di dedicarsi, con dedizione ed impegno, all’arte della vita. 

1. Raggiungere il più alto livello dell’arte per servire l’umanità
2. Essere fedele all’ideale delViệt Võ Đạo e devoto alla sua causa
3. Essere sempre uniti, rispettare i Maestri ed amare i condiscepoli
4. Rispettare rigorosamente la disciplina, porre l’onore al di sopra di tutto
5. Rispettare le altre Arti e non usare il Việt Võ Đạo che per legittima difesa
6. Coltivare la conoscenza, forgiare lo spirito, progredire nella Via
7. Vivere con probità, semplicità, fedeltà e nobiltà d’animo
8. Sviluppare una volontà d’acciaio, vincere le difficoltà
9. Essere lucido, perseverante ed attivo
10. Essere maestro di se stesso, modesto, rispettoso, tollerante, e progredire giudicando se stesso
 

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I dieci obblighi del praticante

I dieci obblighi rappresentano la strada da seguire ogni giorno, sia dentro che fuori dalla palestra, sono delle piccole regole pratiche per vivere con pienezza il messaggio del Việt Võ Đạo.

1. L'allievo arriva in orario in palestra e si allena con assiduità,
2. Egli conserva pulito il suo vo phuc.
3. Egli non parla durante l'allenamento.
4. Egli deve rispetto ed obbedienza al Maestro ed agli Istruttori.
5. Egli saluta il vo duong.
6. Egli saluta il Maestro, gli Istruttori ed i suoi condiscepoli allorché si rivolge loro.
7. Egli veglia sul suo stato di salute evitando un superallenamento.
8. Egli, nella vita, deve essere cortese e generoso.
9. Egli rifiuta qualsiasi provocazione e lite inutile.
10. Egli ha il senso dell'onore e mantiene le sue promesse.
 

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Il distintivo



Il distintivo del Việt Võ Đạo, disegnato dal GM° Phan Hoang, racchiude, nei suoi colori e nelle sue forme, un simbolismo pregno di significati. I colori rimandano chiaramente a quelli dei cinque elementi e rappresentano le cinque qualità che il praticante deve sviluppare nella vita; le forme rappresentano la Vita, l'Universo, il Praticante.




Le forme
  • il cerchio che racchiude il distintivo, simboleggia la Vita e rappresenta l'Universo;
  • il quadrato posto a rombo, rappresenta le 4 direzioni (nord, sud, ovest, est). È inoltre una figura geometrica regolare, come regolare deve essere la vita del praticante;
  • il bambù rappresenta il disinteresse, la rettitudine, la costanza e la flessibilità, qualità che il praticante (vo-sinh) deve perseguire in palestra come nella vita;
  • i caratteri che compongono la scritta Việt Võ Đạo, sono caratteri armonici, ossia vi si trovano lettere formate da tratti duri e tratti più morbidi.

I colori:
  • Rosso = Coraggio
  • Giallo = Generosità
  • Bianco = Purezza
  • Nero = Serietà
  • Verde (associato al Blu) = Speranza, Bontà.

Se si vive rispettando in ogni azione il significato dei cinque colori dello stemma, è impossibile non riuscire nei propri scopi! 

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Introduzione alla filosofia

Il corpus teorico-filosofico del Việt Võ Đạo si basa su una visone del mondo tipica della filosofia orientale i cui cardini centrali sono:
- la polarità am duong e il concetto di Dao; 
- la dimensione olistica; 
- l’interazione tra macrocosmo e microcosmo; 
- la teoria dei flussi energetici e il concetto di Khi; 
- l’evoluzione continua degli esseri viventi;
- la ripetizione di cicli di cambiamento ricorrenti.
Essere coscienti di questi principi filosofici permette al praticante di percorrere un cammino che non è solo tecnico, ma anche conoscitivo e spirituale per giungere a trasformare l’arte marziale in “arte della vita”.
 
La polarità Am Duong e il concetto di Dao
Il principio della polarità Am e Duong è il principio vivificatore dell’universo e il concetto di Dao rappresenta l’armonia dell’universo. 
Essi sono i due poli dell’energia cosmica:
  • Am rappresenta la polarità negativa, l’aspetto femminile, il Ricettivo, l’oscurità;
  • Duong rappresenta la polarità positiva, l’aspetto maschile, il Creativo, la luce, la dinamicità;
  • Dao rappresenta l’equilibrio dinamico tra i due, simboleggiato dall’immagine del cerchio in cui la parte nera e la parte bianca si compenetrano l’una con l’altra e ognuna custodisce una piccola parte dell’altra al suo interno.
Questi tre elementi sono inseparabili: Am e Duong, sebbene in proporzioni diverse, sono sempre presenti in ogni cosa, la quale, nella sua interezza, rappresenta il Dao.
Il rapporto che esiste tra i due estremi non è di opposizione o conflitto, né essi portano con sé una connotazione che implica un giudizio di valore positivo o negativo; piuttosto essi sono due inseparabili aspetti di uno stesso sistema, come il polo positivo e negativo di una calamita o le differenti facce di una stessa medaglia.

La dimensione olistica
Nella visione del mondo propria della filosofia orientale il cosmo è visto come un’unità-totalità di parti interrelate tra loro che, come in un immenso organismo biologico, agiscono individualmente e sinergicamente per assicurare il corretto funzionamento dell’intero sistema. 
La qualità della funzionalità dei sistemi olistici è sempre maggiore o differente rispetto alle prestazioni delle singole parti prese in considerazione separatamente. 
Questa posizione, oltreché essere un principio filosofico, può essere un principio di cura, di analisi, di diagnosi, ma soprattutto, nella società umana, diviene un principio di responsabilità etica: se il corretto funzionamento del tutto dipende dal corretto funzionamento di ogni sua singola parte, ogni individuo ha la responsabilità morale di ogni sua azione, in quanto qualsiasi cosa egli faccia ha un riverbero, positivo o negativo che sia, sulla salute di tutto il sistema.

Microcosmo/macrocosmo
La dimensione olistica presuppone che ci sia uno stretto collegamento tra microcosmo e macrocosmo, ciò implica che le stesse leggi che governano il cielo governino anche il corpo e che la stessa energia pervada ogni essere o cosa.  
Gli stessi schemi in natura sono ripetuti a ogni livello di organizzazione: dalla rotazione dei pianeti al funzionamento degli organi interni di un essere umano. Questa antica idea orientale sembra essere stata ripresa in quelli che oggi si chiamano “paradigmi olografici”.
 
La teoria dei flussi energetici e il concetto di Khi 
Nella visione del mondo propria della filosofia orientale, quel che anima l’universo è il Khi: una forza immateriale ed invisibile che vivifica il mondo materiale. La materia è Khi o essenza che prende forma: qualunque cosa nell’universo possiede un flusso energetico, dagli oggetti inanimati agli esseri viventi. Gli esseri viventi possiedono un campo energetico particolarmente forte che li circonda, quando la circolazione energetica viene disturbata da fattori di varia natura, sopraggiungono le malattie, quando essa si esaurisce sopraggiunge la morte.  Il khi genera movimento e calore, ma movimento e calore non rappresentano il Khi in sé, ne sono solo una sua dimostrazione concreta; esso non può essere percepito in maniera diretta, ma solo attraverso le sue manifestazioni. Il khi fluisce grazie alla differenza di potenziale generata dall’alternarsi di Am e Duong e si differenzia attraversando varie fasi esplicitate nella Teoria dei 5 elementi. Questa concezione è alla base della pratica millenaria dell’agopuntura e di molti stili di arti marziali orientali.

L’evoluzione continua degli esseri viventi
Il movimento e la trasformazione sono i principi irrinunciabili del Dao. Senza movimento non ci sarebbe vita. I due poli Am e Duong per loro natura imprimono il moto, un movimento che non è mai disordine o caos, ma un’alternanza tra due estremi, uno scorrere come quello dell’acqua o un percorrere una sinusoide che cresce e decresce. 
La frequenza di questa trasformazione non sempre è percepibile dall’uomo, ma questo non vuol dire che sia assente, forse più lenta, ma pur sempre attiva: per la natura infatti non esiste la stabilità.
Il movimento ha una sua direzionalità che indica un’evoluzione verso il miglioramento, verso il peggioramento, o una stabile e regolare alternanza tra i due. Anche se, è bene ricordare, che agli occhi del Dao il movimento non porta con sé una vera e propria connotazione di valore nel senso di positivo o negativo.
L’uomo che è in grado di cogliere queste linee di sviluppo è capace di porsi in armonia con il ritmo degli eventi e questa consapevolezza lo conduce sulla via della saggezza.
 
La ripetizione di cicli di cambiamento ricorrenti
Ogni cosa nell’Universo è animata dallo stesso “soffio vitale” che eternamente fluisce e costituisce l’invisibile legame che connette tutti gli enti, concatenandoli all’infinito, nello spazio, nel tempo e nell'essenza.  
Nella concezione del tempo della filosofia orientale, il presente e il futuro sono inscindibilmente connessi e si ripetono in modo ricorsivo. Il ciclico alternarsi delle stagioni e dei giorni, i cicli fisiologici di nascita e morte, di espansione e contrazione dell'universo, originano una catena circolare di eventi la cui anima risiede nella trasformazione e nel cambiamento; allo stesso modo tutti gli esseri sono legati dall’unica essenza che li sostiene e li vivifica.
Questo ci dovrebbe spingere a trattare con rispetto la vita che è in ogni essere vivente in virtù dell'unico legame che comunemente ci appartiene e ci rende una parte indispensabile del Tutto.  


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I Tre Tesori

L’uomo raccoglie in sé le energie del Cielo e della Terra e dalla loro combinazione scaturisce il principio vitale che lo anima. Questo principio vitale è come un “soffio” che connette tutti gli esseri viventi dell’universo.
All’uomo spetta un destino particolare in quanto, come si legge nel Nei Ching Su Wen (Testo classico di medicina interna dell'imperatore Giallo, cap. 26): «tutta la creazione, nella sua unità e nella sua più completa perfezione, è pianificata per la più grande delle realizzazioni: l’Uomo».
Sempre nel Su Wen si legge: «Dapprima l’energia della terra sale verso il cielo, poi quella del cielo scende verso la terra, e così di seguito. Tutti i fenomeni derivano dall’ascesa e dalla discesa ininterrotte di queste due energie. [...] Tra il cielo e la terra si trova l’uomo. Di conseguenza, l’energia dell’uomo è influenzata da questa combinazione delle energie del cielo e della terra. Ed altrettanto vale per tutti gli esseri viventi che esistono al mondo».
 
L’uomo conserva al suo interno “tre tesori”: Essenza, Energia, Spirito (Jing, Qi, Shen o, in vietnamita, Thin, Khi, Than).

L’Essenza (detta Jing, o in vietnamita Thin) è l’aspetto energetico che sostiene la struttura fisica, che alimenta gli organi e i visceri, è la parte sottile della materia alla base della vita organica. Questo tipo di energia si divide in due grosse categorie: l’Essenza del Cielo Anteriore e l’Essenza del Cielo Posteriore.
L’Essenza del Cielo Anteriore deriva dai genitori ed è la fusione delle loro essenze, è anche detta Khi Prenatale, è la scintilla di vita alla base delle funzioni vitali, non si può rigenerare e, una volta esaurita, sopraggiunge la morte. Essa ha sede nella “Porta del Destino” situata nei Reni.
L’Essenza del Cielo Posteriore, anche detta Khi Postnatale, rappresenta il mantenimento e il dispiegamento della vita, è quell’energia che quotidianamente si consuma, ma che costantemente si rinnova attraverso la respirazione e il nutrimento. Un costante reintegro di questa energia a livello del Dantien inferiore, consente all’individuo di non consumare le sue riserve di Khi Prenatale, prolungandone così la vita. Anche questa ha la sua sede nei Reni.
L'essenza Thin ha diverse funzioni:
• Governa la crescita, la riproduzione e lo sviluppo
• Promuove la formazione del Khi renale
• Produce il midollo (per la medicina cinese il midollo include anche il cervello)
• Determina una sana costituzione dell’individuo
 
L’Energia (detta Qi o Khi in vietnamita) presiede a tutto ciò che è movimento nel corpo, regola gli scambi, la circolazione e le trasformazioni. Il Khi anima, muove e riscalda la parte materiale del corpo umano. La differenza tra Thin e Khi è chiara se riferita al movimento: il primo, Thin, controlla processi molto lunghi come la crescita dal feto alla morte, il secondo, Khi, è responsabile dei movimenti quotidiani nel corpo. 
Sebbene il Khi sia unico, esso assume diverse funzioni che caratterizzano le sue diverse sfere d’azione, si può infatti suddividere in: 
Il Khi Difensivo è prodotto dal Fegato e distribuito dal Polmone. Impedisce alle energie esterne di penetrare nel corpo provocando malattie. E’ la forma di Khi più superficiale (duong). Essa riscalda ed irrora la superficie. 
Il Khi Nutritivo alimenta e ricostruisce, è strettamente legato al sangue, è più interno (am) e più legato alla struttura dei vasi e degli organi. 
Il Khi Ancestrale è simile al Khi Prenatale e ne rappresenta l’aspetto più duong, è quell'energia che attiva tutti i processi del corpo, una specie di “fiamma pilota”. Il suo esaurimento comporta la morte. 
Il Khi della Valle deriva dall’assorbimento dei cibi e il Khi del Cielo deriva dalla respirazione, insieme consentono al Cuore di produrre il sangue.
Il Khi del Petto regola le funzioni cardiache.
Riassumendo il Khi:
• E’ fonte di attività vitali e movimento 
• Riscalda il corpo
• Protegge il corpo
• Trasforma le sostanze nutritive
• Regola la pressione degli organi interni
 
Lo Spirito (detto Shen o Than in vietnamita) rappresenta l’influenza del Cielo sull’essere umano, è la sua energia spirituale inscindibile dal binomio corpo-mente fatto di organi, visceri e di emozioni, ne costituisce l’unità sostanziale. Lo Spirito circola in tutto il corpo: è governato dal Cuore, che ne rappresenta il suo aspetto duong, connesso con il Fuoco, ed è capitalizzato dal Cervello, che ne rappresenta il suo aspetto am, connesso con l’Acqua.
 
(Fonti: Iniziazione alla Medicina cinese, Tom Williams 1995. Trad. it. 1999 Edizioni Mediterranee, Roma.
Introduzione ai  principi dell’Agopuntura tradizionale cinese, André Faubert 1974. Trad. it. 1982 Red edizioni, Como.
Il Tao della Meditazione, Jou Tsung Hwa 1983. Trad. it. 1990 Astrolabio - Ubaldini Editore, Roma.
Testo classico di medicina interna dell’imperatore Giallo (Huang Ti Nei Cing Su Wen). Trad. it. 1976 Edizioni Mediterranee, Roma.
Le radici del Qigong cinese, Jwing-Ming Yang 1989. Trad. it. 2003 Edizioni Mediterranee, Roma.)
 
 

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Teoria dei Cinque Elementi, o delle Cinque Fasi (NguHanh)


Alla base della teoria dei Cinque elementi (detta anche delle Cinque Fasi, o delle Cinque Forme elementari) c’è la teoria cosmologica elaborata dalla filosofia taoista che fa della polarità Am-Duongil suo perno centrale.

A livello cosmologico, dopo il vuoto iniziale (Vo Cuc) , la vita nasce con il Tao (Thai Cuc) che è l’unità indifferenziata, da questa unità emerge la dialettica Am-Duong, come manifestazione dell’energia universale. L’alternarsi dinamico di Am-Duong governa ogni ciclo naturale in cui tutti gli stadi, eventi e momenti possono essere descritti come Am o come Duong.

Lo Am è statico, quieto, contraente; il Duong è dinamico, attivo, espandente, ma ciò che è più importante sottolineare e capire è che lo Am risponde allo stimolo del Duong, e il Duong è sostenuto dallo Am, essi sono dunque reciprocamente dipendenti e inseparabili.

La dialettica tra Am e Duong simboleggia il processo di creazione, al quale si aggiunge la teoria delle Cinque Fasi che differenzia ulteriormente questa dinamica e descrive lo sviluppo e l’evoluzione di forme o eventi.

I fenomeni sono infatti ordinati secondo le Cinque Fasi di Legno, Fuoco, Terra, Metallo, Acqua che rappresentano cinque stadi evolutivi e corrispondono a cinque Organi Rete, cinque tipi di personalità, cinque stagioni (4+1), cinque climi, hanno dunque una connessione sia a livello di microcosmo che di macrocosmo.

Non bisogna confondere queste cinque forme con gli elementi di base che si possono trovare in natura, ma essi rappresentano metaforicamente i cinque modi in cui l’energia universale si manifesta e realizza nel cosmo.

Le corrispondenze tra le Cinque Fasi evolutive e gli elementi del macrocosmo e del microcosmo sono sinteticamente illustrate nella seguente tabella che può essere ulteriormente ampliata aggiungendo altre colonne relative alle ore della giornata, ai sapori dei cibi, etc.:
Questa teoria è alla base della medicina tradizionale cinese che considera l’individuo come un sistema integrato basato sulla reciproca relazione di organi, emozioni e scambi con l’ambiente.

Gli schemi della natura si ripetono ad ogni livello di organizzazione, dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande e questo, nella medicina tradizionale cinese, diventa un principio di diagnosi e cura.

Le Cinque fasi identificano stadi di trasformazione, modelli di espansione e contrazione, proliferazione o inaridimento. Esse interagiscono secondo schemi di generazione o contenimento a seconda se ogni Fase dia vita o ponga dei limiti, alla successiva.

Individuate queste relazioni reciproche sono stati formalizzati quattro diversi cicli di cui due sono i principali:

- ciclo di generazione (Sheng): esemplificato dalla relazione “madre-figlio”, metaforicamente e per facilitare la memorizzazione si dice che il LEGNO genera il FUOCO, perché la combustione del Legno alimenta il Fuoco; il Fuoco genera la TERRA, perché produce la cenere; la Terra genera il METALLO, perché è nelle viscere della Terra che il Metallo viene custodito; il Metallo genera l’ACQUA, perché quando è fuso si trova allo stato liquido e per analogia è associabile all’Acqua; l’Acqua genera il LEGNO, perché permette al seme di germogliare.
- ciclo di dominazione (Ke): esemplificato dalla relazione “nonno-nipote”, metaforicamente si dice che il LEGNO domina la TERRA, perché è la Terra che assicura al Legno tutti i fattori necessari al suo nutrimento; la Terra domina l'ACQUA, perché l'assorbe; l'Acqua domina il FUOCO, perché lo spegne; il Fuoco domina il METALLO, perché lo fonde; il Metallo domina il LEGNO, perché lo taglia.
Il ciclo di dominazione ha un'azione equilibratrice sul ciclo di generazione; dal perfetto equilibrio di generazione e controllo, la vita procede in modo armonico.

Quando il movimento tra le Cinque Fasi non si realizza in modo adeguato seguendo i primi due cicli, si hanno altri due cicli che rivelano anomalie di vario genere: il ciclo di ribellione e il ciclo di sopraffazione.
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